Dal 1° luglio 2026 cambia radicalmente il meccanismo di iscrizione alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti alla prima occupazione. La Legge di Bilancio 2026 sostituisce il vecchio meccanismo del silenzio-assenso con un sistema di adesione automatica: chi non prende una decisione viene iscritto automaticamente al fondo pensione. Si tratta di una modifica importante con implicazioni significative per lavoratori, HR e aziende.
Dal silenzio-assenso all'adesione automatica: la differenza
Prima del 30 giugno 2026 il lavoratore alla prima occupazione aveva 6 mesi per scegliere dove destinare il TFR. In assenza di scelta, scattava il silenzio-assenso: il TFR veniva trasferito automaticamente al fondo pensione negoziale di categoria.
Dal 1° luglio 2026 il termine si riduce a 60 giorni dall'assunzione. Chi non esprime alcuna preferenza entro questa finestra viene iscritto automaticamente al fondo pensione, con il versamento di tre componenti:
- TFR
- Contributo del lavoratore
- Contributo del datore di lavoro
(ove previsti dai contratti collettivi applicabili naturalmente)
L’obiettivo della riforma è ridurre l'inerzia decisionale e rendere l'adesione alla previdenza complementare più immediata fin dall'inizio del rapporto di lavoro, attribuendo un ruolo attivo anche alle aziende e ai fondi pensione, non più solamente al lavoratore.
A chi si applica l'adesione automatica
La norma si applica ai lavoratori dipendenti del settore privato alla prima assunzione (sono esclusi i lavoratori domestici) a partire dal 1° luglio 2026.
Per "prima assunzione" si intende il primo rapporto di lavoro subordinato.
Cosa può fare il lavoratore entro i 60 giorni?
Dal momento dell'assunzione, il lavoratore ha 60 giorni per:
- Non fare nulla: in questo caso l'adesione automatica si perfeziona. Dal mese successivo alla scadenza dei 60 giorni partono i versamenti.
- Rinunciare e scegliere un'altra forma di previdenza complementare (es. un fondo pensione aperto invece di quello di categoria).
- Rinunciare e mantenere il TFR in azienda: si tratta comunque di una scelta reversibile in futuro.
Precisiamo che la rinuncia non è permanente: anche chi mantiene il TFR in azienda potrà in futuro aderire volontariamente a un fondo pensione.
Quale fondo viene scelto automaticamente
Il fondo di destinazione è individuato in ordine di priorità:
- 1° Il fondo negoziale previsto dagli accordi o contratti collettivi applicabili (CCNL, accordo aziendale o territoriale).
- 2° Se esistono più fondi applicabili, quello con il maggior numero di adesioni tra i lavoratori di quella specifica azienda (non della categoria in senso ampio).
- 3° In assenza di accordi collettivi che individuino un fondo, il fondo pensione residuale individuato dal Decreto ministeriale (Fondo Cometa, D.M. n. 85/2020, in vigore dal 1° ottobre 2020). In questo caso viene conferito l'intero TFR, ma non sono dovute contribuzioni né del lavoratore né del datore di lavoro, in assenza di un accordo contrattuale che le preveda.
La linea di investimento di default cambia
Nel vecchio regime del silenzio-assenso, il TFR confluiva nella linea garantita del fondo (ossia la più prudente, con rendimenti minimi). Con l'adesione automatica 2026, lo standard diventa un percorso life cycle: un programma automatico che inizia con un profilo azionario quando si è giovani e riduce progressivamente il grado di rischio, selezionando un comparto più prudente, all'avvicinarsi della pensione.
Per un neoassunto di 25-30 anni, questo significa un'esposizione iniziale prevalentemente azionaria (più volatile nel breve termine ma potenzialmente molto più redditizia su 35-40 anni di accumulo).
I lavoratori non di prima occupazione: cosa cambia per loro
Chi viene assunto ma ha già avuto rapporti di lavoro precedenti non è soggetto all'adesione automatica nello stesso modo. Il datore di lavoro deve:
- Consegnare un'informativa sugli accordi collettivi applicabili in materia di previdenza complementare.
- Verificare quale scelta il lavoratore abbia fatto in precedenza, acquisendo apposita dichiarazione.
Se il lavoratore è già iscritto a un fondo pensione, può indicare entro 60 giorni a quale fondo destinare il TFR maturando dal nuovo rapporto di lavoro. In mancanza di scelta, si applica comunque il meccanismo di adesione automatica.
Cosa devono fare le aziende entro luglio 2026
Le aziende con dipendenti del settore privato devono prepararsi su diversi fronti:
- Aggiornare le procedure di onboarding per includere la consegna dell'informativa sulla previdenza complementare entro il primo giorno di lavoro.
- Predisporre un sistema di raccolta della scelta del lavoratore entro i 60 giorni.
- Avviare i versamenti al fondo entro il mese successivo alla scadenza dei 60 giorni, recuperando anche il periodo pregresso dalla data di assunzione.
- Formare il personale HR sui nuovi obblighi e sulle differenze rispetto al vecchio silenzio-assenso.
FAQ
Un neoassunto che non vuole il fondo pensione può rifiutarsi?
Sì. Entro 60 giorni dall'assunzione può rinunciare esplicitamente all'adesione automatica e scegliere di mantenere il TFR in azienda. La rinuncia non è definitiva perché potrà aderire volontariamente al fondo pensione in qualsiasi momento futuro.
Se un neoassunto aderisce automaticamente, può cambiare fondo in un secondo momento?
Sì. Dopo 2 anni di partecipazione può trasferire la posizione a qualsiasi altro fondo pensione a cui ha diritto, mantenendo il diritto al contributo datoriale previsto dal CCNL (grazie alla nuova portabilità introdotta dalla stessa Legge di Bilancio 2026).
L'adesione automatica si applica anche ai contratti a tempo determinato?
Sì, la norma si applica indipendentemente dal tipo di contratto, purché si tratti di primo rapporto di lavoro subordinato nel settore privato. Anche con contratto a termine, il lavoratore viene iscritto automaticamente se non esprime una scelta entro 60 giorni.
Cosa succede al TFR già accumulato prima dei 60 giorni?
Il datore di lavoro avvia i versamenti dal mese successivo alla scadenza dei 60 giorni, recuperando retroattivamente anche il TFR maturato dalla data di assunzione.

