Quando si valuta un investimento, la prima cosa che si guarda è quasi sempre il rendimento atteso. Eppure c'è un altro fattore che incide profondamente sul risultato finale e che, a differenza dei mercati finanziari, è in parte sotto il nostro controllo: i costi.
Spesso i costi associati ai nostri investimenti sono "invisibili", poiché non troviamo un addebito esplicito sul conto corrente, nessuna fattura da pagare o una ricevuta per l'utilizzo dei prodotti finanziari. E siccome il rendimento che leggiamo sull'estratto conto è già al netto dei costi, diventa facile non accorgersi di quanto si sta effettivamente pagando.
I costi principali di ogni strumento finanziario
I costi principali di uno strumento finanziario si dividono in cinque categorie.
- Costi di ingresso
- Costi di uscita
- Commissioni di performance
- Commissioni di gestione
- Costi di transazione
Ci sono i costi di ingresso, pagati al momento dell'acquisto, e quelli di uscita, pagati alla vendita. C'è la commissione di gestione, la voce più rilevante, applicata ogni anno sul capitale investito indipendentemente dal risultato ottenuto. Esistono poi i costi di transazione, legati alla compravendita dei titoli all'interno del fondo, e in alcuni casi le commissioni di performance, che scattano quando lo strumento supera un certo rendimento.
Gestione attiva e gestione passiva dei fondi di investimento
Per capire meglio la struttura dei costi di un prodotto finanziario, una delle differenze più importanti da conoscere è quella tra gestione attiva e gestione passiva.
Un fondo comune di investimento a gestione attiva è governato da un team di professionisti che cerca di selezionare i titoli migliori per battere un indice di riferimento, il benchmark.
Questo lavoro ha un costo, che si traduce in commissioni annue spesso comprese tra l'1,5% e il 3%. Un ETF, al contrario, si limita a replicare passivamente un indice, senza nessuno che cerchi di ottenere un rendimento superiore al benchmark (spesso chiamato "il mercato"): i costi di gestione, di conseguenza, sono molto più contenuti, in media tra lo 0,05% e lo 0,30% annuo.
Pagare di più è meglio?
Si potrebbe pensare che pagare di più per una gestione attiva garantisca risultati migliori, ma i dati raccontano una storia diversa. Le analisi periodiche che confrontano la performance dei fondi attivi con i loro indici di riferimento mostrano che la grande maggioranza dei fondi attivi, su orizzonti di dieci o quindici anni, ottiene rendimenti inferiori al proprio benchmark.
Se desideri un'approfondimento su queste analisi, puoi seguire questo link: S&P SPIVA.
E quando qualche fondo riesce a fare meglio del mercato, spesso le commissioni erodono buona parte di quel vantaggio, lasciando all'investitore un risultato netto comunque deludente.
Quanto pesano i costi nel tempo?
Per capire quanto pesano davvero i costi nel tempo, facciamo un esempio numerico.
Immaginiamo di investire 10.000 euro per trent'anni, con un rendimento lordo medio del 7% annuo. Con un fondo che applica costi del 2%, il rendimento netto scende al 5% e il capitale finale sarà di circa 43.000 euro.
Con uno strumento che applica costi dello 0,20%, il rendimento netto resta al 6,80% e il capitale finale supera i 73.000 euro.
Oltre 30.000 euro di differenza, generati quasi interamente dal solo costo dello strumento scelto, a parità di tutto il resto. Questo accade perché anche i costi si compongono nel tempo, esattamente come i rendimenti: una commissione applicata ogni anno non erode solo il capitale iniziale, ma anche i rendimenti già maturati negli anni precedenti.
Ecco dove trovate i costi
Per fortuna, esiste uno strumento pensato apposta per rendere trasparenti questi costi: il KID, Key Information Document. È un documento obbligatorio per legge per ogni ETF, fondo comune o polizza assicurativa con componente di investimento venduti nell'Unione Europea, tipicamente lungo tre pagine e scritto in linguaggio accessibile.
Al suo interno si trova una sezione dedicata interamente ai costi, con il dettaglio delle singole voci e una simulazione che mostra l'impatto concreto delle commissioni su un ipotetico scenario di rendimento. Prima di sottoscrivere qualsiasi prodotto, in banca, tramite un consulente o su una piattaforma online, si ha sempre il diritto di richiedere e leggere questo documento.
Un altro strumento di tutela: il report MiFid
C'è anche una tutela pensata per chi ha già un investimento in corso: la normativa MiFID II obbliga banche e intermediari a inviare ogni anno un rendiconto sintetico di tutti i costi e oneri sostenuti nel corso dell'anno.
È un documento spesso poco valorizzato, a volte persino dimenticato tra le comunicazioni digitali, ma vale la pena recuperarlo nella sezione documenti del proprio home banking, oppure richiederlo direttamente al proprio consulente.
Conclusione
Capire i costi dei propri investimenti non significa diventare esperti di finanza, ma sviluppare l'abitudine di fare tre domande semplici prima di ogni scelta: quanto si sta pagando ogni anno, quali servizi si stanno effettivamente ricevendo in cambio di quel costo, ed esiste un'alternativa altrettanto valida ma più economica.
Su un orizzonte di investimento lungo, la differenza tra uno strumento costoso e uno efficiente non è un dettaglio marginale, ma spesso il fattore che pesa di più sul risultato finale, molto più di qualsiasi previsione su come si muoveranno i mercati nei prossimi anni.

