Versare contributi a un fondo pensione riduce la pressione fiscale, abbassando direttamente la base imponibile IRPEF. Con l'aumento del limite a €5.300 annui introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, il risparmio fiscale potenziale per chi ha un reddito medio-alto supera i € 2.000 all'anno. In questo articolo vediamo come funziona, quali sono le informazioni più rilevanti e quali sono gli errori più frequenti quando si parla di deducibilità dei versamenti nel fondo pensione.
Quanto si può dedurre nel 2026
Dal 2026, i contributi versati a forme di previdenza complementare sono deducibili dal reddito complessivo fino a €5.300 annui (art. 10 TUIR, aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026 - precedentemente il limite era €5.164,57).
Il limite è cumulativo su tutti i fondi posseduti: se hai un fondo negoziale e un fondo aperto, la deducibilità totale rimane comunque di €5.300.
Attenzione: la quota di TFR versata nel fondo pensione non è deducibile. Il limite si applica solo ai contributi volontari del lavoratore e all'eventuale contributo del datore di lavoro.
Come funziona concretamente la deduzione
La deduzione riduce il reddito imponibile, su cui viene poi calcolata l'imposta. Il risparmio fiscale dipende quindi dallo scaglione IRPEF del contribuente:
- Scaglione 23% (reddito fino a €28.000): risparmio fiscale max = €1.219 annui
- Scaglione 35% (€28.001-€50.000): risparmio fiscale max = €1.855 annui
- Scaglione 43% (oltre €50.000): risparmio fiscale max = €2.279 annui
Versare €5.300 annui in un fondo pensione quando si è nello scaglione al 35% equivale a ricevere €1.855 di sconto fiscale - ovvero, il costo reale dei tuoi contributi previdenziali è di €3.445 anziché €5.300.
Chi gestisce la deduzione: busta paga o dichiarazione dei redditi
Per i lavoratori dipendenti: il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, gestisce la deduzione direttamente in busta paga per i contributi versati tramite trattenuta mensile. Non occorre fare nulla in dichiarazione dei redditi per questi contributi.
I versamenti aggiuntivi effettuati autonomamente (es. bonifici diretti al fondo oltre ai contributi ordinari) vanno invece indicati nella dichiarazione dei redditi.
Per i lavoratori autonomi e liberi professionisti: tutta la deduzione si gestisce in dichiarazione dei redditi.
La deducibilità non sfruttata può essere riutilizzata: il vantaggio per chi inizia presto
Nei primi 5 anni di iscrizione a una forma di previdenza complementare, la parte del tetto annuo di deducibilità non sfruttata non viene persa ma si trasforma in un "bonus" utilizzabile nei 20 anni successivi.
Il massimo deducibile sale quindi a €7.950 annui, contro i €5.300 ordinari. Questo significa che chi nei primi anni versa poco (es. solo il TFR) accumula un bonus che può sfruttare più tardi.
Esempio: nei primi 5 anni versi solo il TFR (non deducibile) e €500 di contributi volontari, deducendo €500/anno. Il "non sfruttato" = €4.800/anno × 5 anni = €24.000 di bonus da spalmare nei successivi 20 anni.
Cosa succede se si versa oltre il limite
I contributi versati oltre €5.300 annui non sono deducibili. Sono però comunque utili ai fini del rendimento del fondo. L'importante è comunicare al fondo pensione l'importo non dedotto entro il 31 dicembre dell'anno successivo al versamento (o prima dell'inizio delle erogazioni). Se possiedi una capacità di risparmio annua ben superiore ai € 5.300, puoi considerare altre forme di investimenti di lungo termine, ad esempio un piano di accumulo su strumenti azionari ben diversificati.
La tassazione al momento della prestazione
I contributi dedotti oggi saranno tassati al momento della pensione integrativa, ma con un'aliquota molto più bassa rispetto all'IRPEF ordinaria:
- Aliquota massima sulla prestazione: 15% (dal 16° anno di iscrizione si riduce dello 0,30% annuo)
- Aliquota minima raggiungibile: 9% dopo 35 anni di iscrizione
Chi si iscrive a 30 anni raggiunge i 35 anni di partecipazione a 65 anni, pagando il 9% sulla pensione integrativa (contro un'aliquota IRPEF potenzialmente del 23-43% sullo stesso importo).
FAQ
Il contributo del datore di lavoro rientra nel limite dei €5.300?
Sì. Il tetto di €5.300 è cumulativo e comprende sia i contributi del lavoratore che quelli del datore di lavoro. Se il datore versa €1.000 annui, al lavoratore restano €4.300 di spazio deducibile per i propri contributi.
Posso dedurre i contributi versati per un figlio a carico?
Sì, se il figlio è fiscalmente a carico. In questo caso, il genitore può dedurre i contributi versati nel fondo del figlio, sempre entro il tetto cumulativo di €5.300.
I versamenti al fondo pensione compaiono nella dichiarazione precompilata?
Per i lavoratori dipendenti con contributi trattenuti in busta paga, i dati vengono generalmente pre-caricati dall'Agenzia delle Entrate nella dichiarazione precompilata. È comunque buona norma verificare che coincidano con quanto effettivamente versato.
Se cambio fondo pensione, perdo il bonus recupero accumulato?
No. Il bonus recupero è legato al contribuente, non al singolo fondo. In caso di trasferimento della posizione a un altro fondo pensione, il bonus non si perde.

