Secondo una recente indagine Acri-Ipsos il 64% degli italiani non investe, e ciò rappresenta un grande problema per la tutela dei risparmi.
Ci sono molteplici ragioni alla base di questo. Un po' perché molti possiedono una concezione errata degli investimenti, come qualcosa di estremamente rischioso che porterà inesorabilmente verso la perdita di denaro.
Un altro motivo della scarsa propensione all'investimento è che siamo culturalmente un popolo che tiene tanta liquidità sui conti correnti (€ 1.164 miliardi al 2025!) e si sa, anche mostrando la verità davanti agli occhi non sempre si riesce a far cambiare comportamento agli individui. La verità in questione riguarda la perdita di potere d'acquisto e il costo opportunità del lasciare i soldi fermi sul conto, rispetto ad altre alternative. Tratterò a breve questi due punti.
Abbiamo anche un livello di alfabetizzazione finanziaria molto basso rispetto alla media dei paesi sviluppati (dati OCSE 2025), altrimenti sapremmo dell'esistenza di strumenti finanziari che remunerano la liquidità a basso rischio, che rendono una scelta illogica tenere gran parte dei propri risparmi fermi sul conto. Basti pensare che oggi (agosto 2026) gli ETF monetari offrono un rendimento lordo annuo di circa 2,2%, mentre siamo intorno al 2,5% per i titoli di stato italiani. Inferiore rispetto al livello di inflazione attuale, pari al 2,9% annuo (registrato a luglio), ma pur sempre un rendimento superiore a zero, cioè quanto dà un conto corrente.
Un ulteriore capitolo che vale la pena di aprire è quello relativo alla pianificazione degli investimenti di lungo termine, attraverso strumenti come gli ETF e il fondo pensione, totalmente assente nella maggior parte delle famiglie italiane.
I problemi del non investire i propri risparmi
Passiamo ora ai problemi che comporta la scelta di non investire i propri risparmi, naturalmente per chi ne ha la possibilità economica. Ne abbiamo diversi.
Non investire significa lasciare che i soldi lasciati fermi sul conto (o ancora peggio tenuti in contanti chissà dove) perdano inesorabilmente potere d'acquisto. Con l'inflazione attuale (tra il 2-3% annuo) significa perdere tra il 19% e il 27% di potere d'acquisto in 10 anni, e tra il 45% e il 60% in 30 anni. In altre parole, nel migliore dei casi € 10.000 diventano € 8.170 in 10 anni e € 5.454 in 30 anni.
Non investire ha un costo opportunità enorme, specialmente quando il denaro potrebbe essere investito per orizzonti temporali lunghi, dai 10 anni in su. Quanto? Facciamo due conti: un investimento nell'azionario globale, ideale per il lungo termine, rende in media tra l'8% e il 9% all'anno (attenzione, è una media prendendo un arco temporale lungo!), ciò significa che € 10.000 investiti oggi diventano € 22.600 in 10 anni, € 51.100 in 20 anni e € 115.000 in 30 anni.
Non investire significa anche accettare che la liquidità ferma sul conto corrente sia un'alternativa migliore ad altre forme di impiego, e questo ahimè è sbagliato.
Tuttavia, le ragioni per cui molte persone la pensano in questo modo non sono poi così banali e per risolvere il problema non basta dire che lasciare i soldi fermi sul conto sia una decisione sbagliata.
Sarebbe come dire a un bambino di non mangiare troppi dolci perché fa male o cercare di appassionarlo alla lettura costringendolo a leggere i libri.
Come investire: da dove partire
Cosa si può fare per migliorare la situazione e portare le persone a gestire in maniera più efficace i risparmi che ha sul conto corrente?
Innanzitutto, la pianificazione delle proprie finanze non parte dagli investimenti ma da una comprensione della propria situazione finanziaria e patrimoniale e dai propri obiettivi. Per fare ciò occorrono alcune conoscenze di base, ad esempio la distinzione tra reddito e patrimonio e sapere come definire in modo ottimale un obiettivo, per raggiungerlo in modo efficace nel tempo attraverso la pianificazione delle proprie finanze. Segue poi l'investimento, e in questo caso le conoscenze richieste in termini di strumenti, metodologia e principi sono un po' meno banali.
Arricchire le proprie conoscenze finanziarie significa sapere come muoversi nel mondo degli investimenti ma anche sfruttare gli strumenti disponibili (il fondo pensione, gli ETF, i conti correnti, i mutui, e così via) per essere padroni della propria situazione finanziaria.
Sappiamo che accumulare questo bagaglio di conoscenze non è semplice, e spesso capita di imbattersi, specialmente online, in informazioni discordanti promosse da professionisti che promettono rendimenti stratosferici e metodi per arricchirsi in poco tempo. E purtroppo ho quasi terminato lo spazio che ho a disposizione per scrivere su come riconoscere un professionista da uno che vende spazzatura.
Conclusione
Con Seryplan abbiamo deciso di risolvere il problema in due modi.
In primis erogando formazione finanziaria di qualità all'interno delle aziende, ai lavoratori che si trovano a compiere scelte economiche che avranno un grande impatto sul loro futuro.
In secondo luogo creando una piattaforma che raccoglie tutte le informazioni di cui hai bisogno per pianificare al meglio le tue finanze, realizzata da professionisti finanziari certificati.

