Il versamento dei contributi previdenziali rappresenta uno degli obblighi fondamentali a carico datore di lavoro. Tuttavia, nella prassi, non sono rari i casi di omissione o irregolarità contributiva.
Cosa può fare il lavoratore in queste situazioni? E quali sono le conseguenze, soprattutto in vista della pensione?
Vediamolo in modo sistematico.
Chi è titolare del credito contributivo?
Un primo punto fondamentale: il titolare del credito contributivo non è il lavoratore, ma l'ente previdenziale (INPS).
Questo significa che:
- il lavoratore non può agire direttamente per ottenere i contributi dal datore di lavoro;
- ma può attivare l'ente previdenziale e, in alcuni casi, agire per il risarcimento del danno.
Prescrizione dei contributi: il limite dei 5 anni
Il sistema ruota attorno alla prescrizione. Difatti, la regola generale prevede che i contributi si prescrivono in 5 anni dal momento in cui avrebbero dovuto essere versati.
Esempio: i contributi di gennaio 2022 si prescrivono a gennaio 2027.
Una volta prescritti:
- l'ente previdenziale non può più richiedere né accettare il pagamento;
- il credito contributivo si estingue definitivamente (è un credito indisponibile).
La denuncia del lavoratore: quando allunga i termini
Il lavoratore, tuttavia, può intervenire prima della prescrizione. Se denuncia l'omissione contributiva all'INPS entro 5 anni, si produce un effetto importante:
- il termine si allunga a 10 anni (Cass. 12 maggio 2005, n. 9962);
- l'ente ha quindi più tempo per recuperare i contributi.
Attenzione:
- non è necessario che la denuncia abbia un contenuto specifico e tecnicamente preciso (Cass. 10 dicembre 2015, n. 24946);
- è comunque necessario che l'INPS invii un atto interruttivo al datore di lavoro.
Il lavoratore può segnalare l'omissione contributiva all'INPS tramite i servizi online (accesso con SPID/CIE), tramite Contact Center o con l'assistenza di un patronato. In alternativa, può anche recarsi direttamente presso una sede INPS ed effettuare la segnalazione, allegando eventuali documenti utili (es. buste paga o contratto).
Cosa succede se i contributi non sono stati versati?
Finché i contributi non sono prescritti opera il principio di automaticità delle prestazioni (art. 2116 c.c.): il lavoratore ha comunque diritto alle prestazioni previdenziali, anche se il datore non ha versato i contributi.
➡ In questa fase, quindi, il rischio dell'inadempimento è a carico dell'ente previdenziale.
Dopo la prescrizione dei contributi, invece, il principio di automaticità non si applica più. Ciò comporta due conseguenze:
- i contributi non vengono considerati;
- la pensione sarà più bassa (o potrebbe non spettare affatto).
➡ Il rischio torna sul lavoratore.
Come può tutelarsi il lavoratore?
Bisogna distinguere due scenari:
- Se i contributi non si sono prescritti il lavoratore ha a disposizione il rimedio appena illustrato: potrà segnalare all'INPS l'omissione contributiva;
- Se i contributi si sono prescritti e, dunque, è troppo tardi per il recupero contributivo restano due strumenti fondamentali:
- L'azione risarcitoria contro il datore di lavoro;
- La costituzione di una rendita vitalizia.
Contributi prescritti
L'azione risarcitoria contro il datore di lavoro
Il lavoratore può agire per il risarcimento del danno (art. 2116, co. 2, c.c.).
Ma qual è il danno?
Attenzione: il danno non è l'importo dei contributi che non sono stati versati!
L'importo del danno è la differenza tra la pensione che il lavoratore avrebbe percepito con i contributi versati e quella effettivamente ottenuta.
Si tratta di un'azione contrattuale, che si prescrive in 10 anni. La prescrizione decorre del momento in cui il danno diventa certo, ossia:
- dal rifiuto della pensione, oppure
- dalla liquidazione in misura inferiore.
Il risarcimento in forma specifica: la rendita vitalizia
Accanto al risarcimento "classico", esiste uno strumento molto più efficace: la costituzione di una rendita vitalizia (art. 13 L. 1338/1962).
Il giudice può condannare il datore di lavoro a versare all'INPS una somma (la riserva matematica), che serve a ricostruire la posizione pensionistica del lavoratore.
I vantaggi di tale soluzione sono molteplici:
- il lavoratore ottiene una vera integrazione pensionistica;
- gode delle garanzie tipiche della pensione (es. rivalutazione, impignorabilità);
- evita i rischi legati all'insolvenza del datore di lavoro.
L'azione nei confronti dell'INPS
In alcuni casi, anche l'ente previdenziale può essere chiamato in causa. Ad esempio:
- se fornisce informazioni errate sulla posizione contributiva;
- oppure se, dopo una denuncia, non interviene lasciando prescrivere il credito.
Conclusione
Il mancato versamento dei contributi non è solo una violazione formale: può incidere in modo significativo sul futuro previdenziale del lavoratore.
Il sistema offre diversi strumenti di tutela, ma tutti hanno un elemento in comune: il tempo. Per tale ragione diventa decisivo agire tempestivamente.

